
LIBERAMENTE TRATTO DALL’ INTRODUZIONE di MARINO NIOLA
Oggi la taranta si vede trasformata in bene
immateriale, in agriturismo del “popolare”, in prodotto glocal. E si
va a scuola di pizzica, come si va a yoga o a pilates. E tuttavia perfino
il marketing più disinvolto della Lascivia Chorea, rappresenta
una prova ex contrario dello straordinario potenziale simbolico del
tarantismo: dalla noia
alla furia, dall’acedia alla melanconia, dalla catatonia alla frenesia.
Ed è sempre la taranta che fornisce lo sfondo drammatico, il catalogo
di immagini e l’idioma somatico per dire a se stessi e al mondo
il proprio male di vivere.
Al di là dei singoli racconti, tutti bellissimi, l’idea di raccoglierli
in un libro è in questo senso una operazione insieme poetica e politica.
Intanto perché i testi – alcuni su un piano assolutamente metaforico
altri con passo più aderente al tema – hanno in comune il
rifiuto di quegli stereotipi neotradizionalisti e di quelle retoriche
identitarie sulla taranta che oggi si inchinano di fatto agli imperativi
del mercato fornendo loro una legittimazione culturale, la naturalizzazione
idillica di quella che fu una storia di dolore, di antagonismo,
di ferite inguarite.
Grazie all’autorizzazione di Manni Editori puoi scaricare il libro
mordi e fuggi